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 fORMATIVAMENTE

mobilità sicura e sostenibile

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Max Dorfler, Psicologo del traffico

Più ancora degli air-bag e dell’ABS, a determinare la sicurezza della guida interviene “un oggetto” che pesa circa un chilo e mezzo ed è collocato tra le due orecchie del guidatore. Non si tratta di un optional. Il cervello del guidatore determina la condotta di guida, la scelta del veicolo, il suo uso e, in definitiva, anche la propensione agli incidenti.”

-in costituzione- con l’obiettivo di diffondere la cultura di una mobilità sicura e sostenibile, sensibilizzando e collaborando con gli Enti Pubblici, le istituzioni scolastiche ed il terzo settore in progetti locali, nazionali ed internazionali.

Il nostro obiettivo prioritario è quello di introdurre efficacemente una cultura della sicurezza che deve aiutare i giovani a sviluppare le competenze trasversali che consapevolizzano l’agire comportamenti responsabili a salvaguardia di sé e degli altri. Sulla strada, in primis.

è stato avvertito come un problema pubblico solo negli ultimi anni, dopo essere stato a lungo considerato solamente una fatalità casuale e ineluttabile. Va quindi affrontato a tutti i livelli, anche prendendo a modello altri paesi europei “virtuosi” in tale campo (come l’Inghilterra, all’Olanda, alla Germania) e tenendo conto, tramite azioni mirate di sistema, delle diverse realtà ed esigenze territoriali.

Il traffico rappresenta una circostanza all’interno della quale ci troviamo quotidianamente. Tale consuetudine o, meglio, assuefazione ci induce a considerarlo un ambiente che ineluttabilmente ci coinvolge rallentando i nostri frenetici impegni e verso il quale non merita dedicare molta attenzione. Il traffico costituisce però una situazione complessa, molto più complicata di quella rappresentata da un semplice gruppo o comunità di persone con le loro dinamiche relazionali, molto più imprevedibile di un sistema fisico a diverse variabili che evolve secondo leggi ben definite, molto più caotico di un processo stocastico di cui possiamo prevedere, anche se con approssimazione, almeno il valore medio.

Nel traffico intervengono variabili fisiche oggettive, legate alle caratteristiche dei veicoli, delle protezioni e delle strutture dedicate, al clima, all’illumi-nazione, ma anche variabili fisiche soggettive e variabili psicologiche, come l’attenzione, la ricerca del rischio, la percezione.

Di tutte queste variabili bisogna quindi tener conto affinché tale delicatissimo meccanismo non si inceppi e non si verifichi un incidente con conseguenze, a volte, anche molto gravi per i protagonisti.

risulta essere perciò molto più complicato di educare a fare una determinata e ben definita azione o condurre all’acquisizione di una competenza che ci permetta in modo univoco di raggiungere un determinato obiettivo.

L’educazione alla mobilità costituisce perciò un campo nel quale le classiche metodologie didattiche e le tradizionali strategie psicologiche da sole non bastano per formare un cittadino pienamente consapevole dei suoi diritti e doveri sulla strada, un moderno cives, mobile e globale, superando anche le peculiarità che regolano la viabilità nei diversi Paesi. È quindi quanto mai necessario adottare un approccio olistico e trasversale alle singole discipline per interessare e incuriosire i giovani alle argomentazioni che caratterizzano questo tipo di educazione.

Possiamo osservare persone di elevato status sociale, con una solida formazione culturale e un comportamento integerrimo nel rapporto con gli altri trasformarsi quando si trovano alla guida della loro automobile. Fanno emergere i lati più oscuri, irrispettosi e incivili della loro personalità pur di guadagnare qualche minuto per arrivare puntuali al loro appuntamento o riuscire a parcheggiare sotto casa la loro autovettura, magari l’ultimo modello della più costosa fuoriserie. Sono purtroppo sempre più frequenti le aggressioni o addirittura, in qualche caso, gli omicidi motivati da futili controversie emerse in banali circostanze di traffico. La strada quindi si trasforma in una terra di nessuno, un’arena di combattimento nella quale, messe da parte le normali regole del vivere civile, ci si può sfogare e riversare tutte le proprie frustrazioni.

E molto spesso proprio gli adulti, con i loro comportamenti scorretti sulla strada, vengono ad essere dei modelli negativi per i bambini e i ragazzi per i quali i “grandi” costituiscono per definizione un esempio da seguire.

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